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August 04 La cometa dell'infinitoUna valle deserta. La terra è secca e rossastra e l’aria è afosa. Non c’è neanche un filo di vento. Migliaia di crepe sono disseminate nel suolo, aperture che sembrano chiedere dell’acqua, per divenire la culla di nuovi arbusti. Milioni di sagome grigiastre con una forma non ben definita, la consistenza di una nuvola gonfia d’acqua e senza volto, percorrono in fila indiana la medesima strada. Anime perdute ed erranti, abituate a quel percorso ciclico chissà da quanto tempo. Dopo essermi fermato ed aver perso terreno, rimasi solo. La pesantezza di quell’esistenza si osserva dalle loro movenze. Lo spostamento è opprimente, ogni movimento del loro corpo, trasmette pesantezza e fatica. Ad ogni passo, i loro piedi, sembrano incollarsi al terreno, prima di esserne staccati violentemente per far loro promuovere un nuovo passo. Nessuno sa il perchè di quel cammino, ma tutti quegli esseri, ormai omogeneamente amalgamati a quel terreno, non sembrano avere intenzione di fermarsi. Alzando la testa un cielo azzurro e limpido, costellato di nuvole bianche contraddice quell’atmosfera. Ogni qualvolta che qualcuno prova ad alzare la testa per osservare quella leggiadra ma immensa cupola che sembra dar respiro anche solamente alla vista, gli altri attorno a lui, lo trascinano a se con una rapidità non comune solitamente ad essi. Perché non poter guardare in alto? Perché non poter desiderare di nuotare in quell’abisso cosi limpido? Non mi sento parte di loro. Tutto ad un tratto, la terra trema. L’aria comincia a vibrare. Qualche roccia sembra quasi sgretolarsi solo per la forza di quel suono. Una cometa, penetra con forza dentro quel cielo inizialmente pacifico, e cade a due passi da me. L’impatto è devastante. Comincio ad ascendere. Prendo consistenza. Nonostante la mia densità stia aumentando, salgo sempre più velocemente. Noto che nessuno sembra essersi accorto di quella collisione. Qualcuno forse la ignora. Altri non capiscono. Altri preferiscono abbassare ancora di più il proprio capo. Poggio i miei piedi su una nuvola. Sono a testa in giù rispetto alla terra, ma per me è questo il senso giusto. Da qui quegli esseri sembrano cosi piccoli, quasi come dei granelli di sabbia. Una manciata di granelli di sabbia. Riesco a scorgere enormi distese d’acqua, che pian piano emergono dai propri specchi, e si dirigono a grandi gocce verso il cielo. Alcuni alberi emergono dall’acqua e crescono repentinamente a dismisura fino a superarmi. Alcune nuvole, inizialmente docili, scendono sulla terra, mischiandosi con le gocce d’acqua, quasi come se volessero abbracciarle. Il vento soffia verso il cielo, scansando le ultime nuvole rimaste. poggio sul nulla. Guardando verso il mio basso, miliardi di stelle, pianeti e satelliti. Nuovi orizzonti si aprono a me. Quegli esseri che a malapena riuscivano a camminare, non potevano scorgere questa immensa meraviglia. Erano ancorati al suolo, il cielo azzurro li divideva da tutto ciò, e non avevano neanche la possibilità o la voglia di guardare quassù. Non potevano sapere che l’orizzonte è solamente un luogo che ci prepara ma ci separa dall’infinito. Per arrivare a quest’ultimo, si deve incontrare la propria cometa, che ti doni la libertà di vivere. Ed io l’ho incontrata. Comments (18)
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