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August 17 L'angelo dalle grandi aliUn angelo, uno dei pochi superstiti, dai lunghi capelli dorati e dagli occhi verdi, color smeraldo, speranza, purezza, sincerità. Le sue grandi ali bianche, sembrano troppo ingenti per un essere cosi leggiadro, ma su di egli, somigliano a due nuvole quasi trasparenti. Pare quasi che ad ogni battito d’ali, si debbano dissolvere. Tanto pregiate quanto possenti. Ad ogni rintocco, difficilmente si può seguire con lo sguardo quella sagoma dorata sfuggente. Sembra quasi una piccola stella irrequieta, stanca di seguire sempre la stessa orbita, vogliosa di cambiare e di affidarsi solo all’istinto. La libertà di vivere è insita in lui, quasi fosse l’unica regola, l’unico vincolo, l’unico obbligo, imposto da egli a se stesso. Vola attraverso il cielo, volteggia tra le nuvole, perde quota volontariamente, arrivando rapidamente a pelo d’acqua, lasciando dietro se una scia di gocce leggere, quasi come fossero piume liberate al vento. Al suo passaggio, l’acqua sembra aria, la terra sembra sabbia, i gambi dei fiori sembrano crescere, protraendosi verso le spalle di quell’essere che semina dolcezza, delicatezza e vita. Ogni essere vivente e non, lo ammira, vorrebbe emularlo. Essere come lui, impossibile. Neanche l’immaginazione può arrivare a tanta nobiltà d’animo. Ad un tratto, i floridi occhi dell’angelo, si posano su un fiore argentato, collocato su una piccola nube bianca e candida. Niente l’aveva mai stupito prima ad ora. Le pupille si allargano, e le gambe, quasi tremanti, si poggiano su quel suolo vellutato. Le grandi ali bianche, avvolgono quel misterioso bocciolo, quasi come a promettere protezione eterna. Quando però la creatura celeste, sfiora con il palmo della mano uno dei petali di quella insolita corolla, delle lunghe radici avvolgono velocemente le caviglie dell’angelo, avvinghiandosi ad egli sempre più velocemente. Rami spinosi trafiggono le sue ali in più punti. Le sue braccia sembrano diventare degli arbusti privi di vita. In poco tempo, l’angelo, inerme, si accovaccia in ginocchio dinnanzi al fiore. Senza reagire fin dall’inizio, quasi stanco di quella libertà, ormai assaporata fino alla nausea. Il fiore diventa nero. E come lui, anche le ali dell’angelo. Il suo volto non è più visibile. Ogni tanto, da allora, una nera piuma superstite, si separa da quel corpo ormai privo di vita. Rotea in aria, lentamente, quasi piangendo. E rimpiangendo le sensazioni passate, prova a volare, a volteggiare e a perdere quota volontariamente. Ma non riesce. Non riuscirà più. A questo pensiero, diventa lentamente polvere. Sgretolandosi, e affidandosi al vento, ritiene che non possa esserci fine migliore. Spera che anche le altre piume abbiano la stessa sorte. Meglio essere polvere che rimpiangere la libertà.
Perché? Comments (31)
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