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May 09 La mia Luna...
March 28 Il sogno di pochi
November 28 Il primo in eterno
August 16 Ricerche
June 30 Dialogo con l'EGO
May 13 Il silenzio
April 06 Check point
February 28 Materia senz'anima
January 25 Viaggiatori lucenti
December 28 Illusioni durature
December 08 La relatività del tempo
November 07 Scintille inestinguibili
October 16 Gocce di pioggia e pianeti
September 18 La Terra, il Vento e l'AmoreOriginariamente esistevo solamente io. La terra. L’unico dei quattro elementi presente nel cosmo. Ero solo. In questo silenzio rimbombante, potevo solamente udire il suono solitario del mio passaggio. Il mio moto era quasi impercettibile. Non vi era alcuna ragione per cui io dovessi esistere, se non per il fatto che sapevo di dover essere alla base della vita. E proprio la vita crebbe sulle mie spalle. Divenni il pilastro dell’essere, il luogo sul quale il fuoco per la prima volta prese vita, come successe poco dopo all’acqua, alla luce, fino ad arrivare alla vita. Ho visto tanti cicli ripetersi. Invidiavo la capacità del fuoco e dell’acqua di mutare, e di dare e togliere la vita con tanta facilità. La luce, poteva illuminare in un istante tutto ciò che desiderava. Ero dato quasi per scontato, la mia esistenza era dovuta, e non ho mai udito una lode per la vecchia e cara terra. Sembrava quasi che la mia esistenza fosse dipendente da quella degli altri, quando casomai, era il contrario. Ma nessuno sembrava esserne consapevole. Ad un tratto, non ne ho mai inteso la ragione, fummo attratti da una forza inimmaginabile, che stava per condurci verso l’oblio. Spietato ed impietoso, il mio destino stava per compiersi. Il fuoco e l’acqua mi abbandonarono. Neanche la luce potè far risplendere quell’oscurità. Come da principio, ero rimasto solo. E come allora, stavo per scomparire. Assaporavo gia forzatamente, il sapore amaro dell’annullamento. Quando arrivasti tu. Il vento. Non ti avevo mai visto prima. Pensavo fossi li, come gli altri, ad osservare la fine che essi pensavano di aver scampato. Ammutoliti, quasi sadicamente scrutavano quell’evento mai visto prima. Non si può mai guardare la propria nascita. La fine altrui si. Cominciasti a soffiare su di me, nel tentativo disperato di salvarmi da quel triste ed inspiegato epilogo. Ci volle tanta fatica da patrte tua per mettermi in salvo. Rischiasti la vita per me, fino ad esaurirti quasi del tutto. “Perché mi hai salvato? Perché?” ti domandai. “Perché da sempre ti cerco, e adesso che ti ho trovato, non avrebbe avuto senso vederti scomparire. Io sono stato creato per te, siamo indissolubilmente legati. Lo sento. Deve essere cosi. Voglio che il mio destino sia legato al tuo.”. Da li nacque lui. Invisibile, come il vento, ma dalla forza vigorosa. Quando egli è presente, ciò che sembra un sacrificio, in realtà è l’appagamento del desiderio di alleviare l’altro da qualsiasi dolore. Il piacere di sorreggere la propria metà, di salvarla, di aiutarla. La voglia incessante di averla, pervade ogni pensiero. Anche quando la terra ed il vento si abbracciano vorticosamente, nei loro esseri, c’è un bisogno sempre più forte dell’altro. Passione irrefrenabile. Cosi impegnati a godersi il presente, da farlo coincidere con il futuro. Quasi inutile usare le parole. Non passa istante in cui non siano in simbiosi. La voglia di completarsi, e di imparare l’uno dall’altra, non si esaurisce mai. Cosi diversi, ma cosi uguali. Diverse le loro anime, complementari i loro cuori, uguale l’intensità del sentimento. Egli è l’amore. Ed è anche la vita… September 01 Destino e fortunaDa sempre sono qui. Dalla mia prima alba. Non so perché. Prima di allora i miei ricordi sono vaghi. Probabilmente la mia forma e la mia essenza, in passato erano altre. Forse l’inesorabilità del destino coinvolgerà anche me. Ho visto molti altri corpi sfrecciare in questo gelido ed oscuro cielo, scontrarsi con qualcos’altro, e divenire una nuova entità, completamente diversa dalla prima. Non so dire da quando. Ma credo sia da troppo. Troppo tempo inerme, troppo tempo a regalare ad altri, una luce che neanche è la mia. Fondamentalmente sono oscuro. Non posso ribellarmi, neanche se lo volessi. Non posso nemmeno guardare me stesso. Posso solamente osservare il corso delle cose. Spero davvero che qualcos’ altro mi colpisca, per farmi ricominciare. Ricominciare a volare, ricominciare a vivere, a muoversi. Voglio dinamicità. Questa, che vita è? In balia di una forza non mia, costretto a seguire percorsi ciclici, che non sono io a stabilire. Basta un istante, una posizione favorevole, molta fortuna ed è fatta. Verrei colpito anch’io. Confido in qualcosa che piombi qui, mi sconvolga l’esistenza, e mi faccia provare emozioni. Brividi, frenesie incontrollabili, ebbrezze smanianti. Per poi essere io, magari, a sconvolgere l’arco vitale di qualcos’altro. E verrei ricordato per sempre. Questo è il nostro destino. Chissà se altri, come me, sperano nella fortuna scritta nel nostro futuro. O magari chissà, forse si accontentano di qualcosa di certo, piuttosto che di un fato instabile ma eccitante, che potrebbe portarci ovunque. Potrebbe anche segnare la nostra fine. Ma è un prezzo che pagherei volentieri. Troppe regole, troppe imposizioni qui, che odorano di condanna. Credo che in molti abbiano paura di mutare. Ma non posso esserne certo. Spero solamente che saranno appagati i desideri di chi vuole rinnovarsi. Forse la volontà di mutare è il segno premonitore che viene dato dall’universo a chi si tramuterà. Credo sia impresso in noi dalla prima alba. Qui siamo tanti. Non posso stabilire un numero preciso di soggetti. Siamo in troppi a girare attorno a questo gigantesco sole. Lo guardo con ammirazione, ma anche con paura. Lui è la mia fonte di vita e di movimento. Ma è anche la mia condanna alla ciclicità. Io invece, sono solo un piccolo satellite…
Ispirato da un mio amico satellite. August 17 L'angelo dalle grandi aliUn angelo, uno dei pochi superstiti, dai lunghi capelli dorati e dagli occhi verdi, color smeraldo, speranza, purezza, sincerità. Le sue grandi ali bianche, sembrano troppo ingenti per un essere cosi leggiadro, ma su di egli, somigliano a due nuvole quasi trasparenti. Pare quasi che ad ogni battito d’ali, si debbano dissolvere. Tanto pregiate quanto possenti. Ad ogni rintocco, difficilmente si può seguire con lo sguardo quella sagoma dorata sfuggente. Sembra quasi una piccola stella irrequieta, stanca di seguire sempre la stessa orbita, vogliosa di cambiare e di affidarsi solo all’istinto. La libertà di vivere è insita in lui, quasi fosse l’unica regola, l’unico vincolo, l’unico obbligo, imposto da egli a se stesso. Vola attraverso il cielo, volteggia tra le nuvole, perde quota volontariamente, arrivando rapidamente a pelo d’acqua, lasciando dietro se una scia di gocce leggere, quasi come fossero piume liberate al vento. Al suo passaggio, l’acqua sembra aria, la terra sembra sabbia, i gambi dei fiori sembrano crescere, protraendosi verso le spalle di quell’essere che semina dolcezza, delicatezza e vita. Ogni essere vivente e non, lo ammira, vorrebbe emularlo. Essere come lui, impossibile. Neanche l’immaginazione può arrivare a tanta nobiltà d’animo. Ad un tratto, i floridi occhi dell’angelo, si posano su un fiore argentato, collocato su una piccola nube bianca e candida. Niente l’aveva mai stupito prima ad ora. Le pupille si allargano, e le gambe, quasi tremanti, si poggiano su quel suolo vellutato. Le grandi ali bianche, avvolgono quel misterioso bocciolo, quasi come a promettere protezione eterna. Quando però la creatura celeste, sfiora con il palmo della mano uno dei petali di quella insolita corolla, delle lunghe radici avvolgono velocemente le caviglie dell’angelo, avvinghiandosi ad egli sempre più velocemente. Rami spinosi trafiggono le sue ali in più punti. Le sue braccia sembrano diventare degli arbusti privi di vita. In poco tempo, l’angelo, inerme, si accovaccia in ginocchio dinnanzi al fiore. Senza reagire fin dall’inizio, quasi stanco di quella libertà, ormai assaporata fino alla nausea. Il fiore diventa nero. E come lui, anche le ali dell’angelo. Il suo volto non è più visibile. Ogni tanto, da allora, una nera piuma superstite, si separa da quel corpo ormai privo di vita. Rotea in aria, lentamente, quasi piangendo. E rimpiangendo le sensazioni passate, prova a volare, a volteggiare e a perdere quota volontariamente. Ma non riesce. Non riuscirà più. A questo pensiero, diventa lentamente polvere. Sgretolandosi, e affidandosi al vento, ritiene che non possa esserci fine migliore. Spera che anche le altre piume abbiano la stessa sorte. Meglio essere polvere che rimpiangere la libertà.
Perché? August 04 La cometa dell'infinitoUna valle deserta. La terra è secca e rossastra e l’aria è afosa. Non c’è neanche un filo di vento. Migliaia di crepe sono disseminate nel suolo, aperture che sembrano chiedere dell’acqua, per divenire la culla di nuovi arbusti. Milioni di sagome grigiastre con una forma non ben definita, la consistenza di una nuvola gonfia d’acqua e senza volto, percorrono in fila indiana la medesima strada. Anime perdute ed erranti, abituate a quel percorso ciclico chissà da quanto tempo. Dopo essermi fermato ed aver perso terreno, rimasi solo. La pesantezza di quell’esistenza si osserva dalle loro movenze. Lo spostamento è opprimente, ogni movimento del loro corpo, trasmette pesantezza e fatica. Ad ogni passo, i loro piedi, sembrano incollarsi al terreno, prima di esserne staccati violentemente per far loro promuovere un nuovo passo. Nessuno sa il perchè di quel cammino, ma tutti quegli esseri, ormai omogeneamente amalgamati a quel terreno, non sembrano avere intenzione di fermarsi. Alzando la testa un cielo azzurro e limpido, costellato di nuvole bianche contraddice quell’atmosfera. Ogni qualvolta che qualcuno prova ad alzare la testa per osservare quella leggiadra ma immensa cupola che sembra dar respiro anche solamente alla vista, gli altri attorno a lui, lo trascinano a se con una rapidità non comune solitamente ad essi. Perché non poter guardare in alto? Perché non poter desiderare di nuotare in quell’abisso cosi limpido? Non mi sento parte di loro. Tutto ad un tratto, la terra trema. L’aria comincia a vibrare. Qualche roccia sembra quasi sgretolarsi solo per la forza di quel suono. Una cometa, penetra con forza dentro quel cielo inizialmente pacifico, e cade a due passi da me. L’impatto è devastante. Comincio ad ascendere. Prendo consistenza. Nonostante la mia densità stia aumentando, salgo sempre più velocemente. Noto che nessuno sembra essersi accorto di quella collisione. Qualcuno forse la ignora. Altri non capiscono. Altri preferiscono abbassare ancora di più il proprio capo. Poggio i miei piedi su una nuvola. Sono a testa in giù rispetto alla terra, ma per me è questo il senso giusto. Da qui quegli esseri sembrano cosi piccoli, quasi come dei granelli di sabbia. Una manciata di granelli di sabbia. Riesco a scorgere enormi distese d’acqua, che pian piano emergono dai propri specchi, e si dirigono a grandi gocce verso il cielo. Alcuni alberi emergono dall’acqua e crescono repentinamente a dismisura fino a superarmi. Alcune nuvole, inizialmente docili, scendono sulla terra, mischiandosi con le gocce d’acqua, quasi come se volessero abbracciarle. Il vento soffia verso il cielo, scansando le ultime nuvole rimaste. poggio sul nulla. Guardando verso il mio basso, miliardi di stelle, pianeti e satelliti. Nuovi orizzonti si aprono a me. Quegli esseri che a malapena riuscivano a camminare, non potevano scorgere questa immensa meraviglia. Erano ancorati al suolo, il cielo azzurro li divideva da tutto ciò, e non avevano neanche la possibilità o la voglia di guardare quassù. Non potevano sapere che l’orizzonte è solamente un luogo che ci prepara ma ci separa dall’infinito. Per arrivare a quest’ultimo, si deve incontrare la propria cometa, che ti doni la libertà di vivere. Ed io l’ho incontrata. July 26 La sabbia del tempoDove mi trovo? Apro pian piano i miei occhi. Devo abituarmi a quest’oscurità. Comincio a scorgere delle forme confuse. Una fioca luce avvolge un grande spazio oscuro, privo di un orizzonte ben definito. Sento le mie dita che sfregano qualcosa di arenoso. Sono sdraiato su un manto di sabbia fredda e sottile. Comincio ad orientarmi. La mia mano destra, in cerca di punti di riferimento, tocca qualcosa di gelido. Credo sia vetro. E’ certamente del vetro, un vetro limpido ma infrangibile, mai stato toccato prima. Forse mi trovo qui da sempre. Guardando oltre vedo tante gigantesche clessidre fluttuanti, che racchiudono altrettanti uomini. Non credo ai miei occhi. All’interno di alcune di esse, la sabbia cade molto velocemente. In altre, scorre molto più lentamente, dando quasi l’impressione di esser ferma. Lo spazio attorno è vuoto, e predomina un silenzio tagliente, quasi percepibile dall’udito. Mettendo bene a fuoco mi rendo conto che tutti quegli individui sono inermi. Dormono tutti, in un atmosfera notturna e di pace angosciante. Non credo si siano mai svegliati. Solamente alcuni tengono gli occhi aperti. Uno di loro mi fissa con uno sguardo colmo di angoscia ma allo stesso tempo di ammirazione. Forse vuole dirmi qualcosa. Magari che non è da tutti aprire gli occhi. Ma sembra rimpiangere di averlo fatto. Forse perché è difficile guardare il tempo che passa senza poter far nulla per impedirlo. Meglio farlo però, sembra dirmi. Meglio non illudersi che non sia cosi, vorrebbe potermi dire. Un altro sembra volersi riaddormentare per sempre, ma sembra non farcela. Sento un brulichio sul mio collo. E’ altra sabbia, che scende dall’incavo che sta a metà tra le due componenti di quell’enorme orologio a sabbia. Per quanto scenda lentamente, non c’è modo di fermarla. Ogni granello cade inesorabilmente ed irreversibilmente su di me. Alcune clessidre sono unite tra loro. Esse Galleggiano vicine unite da una forza invisibile, ma che sembra indissolubile. Alcuni dormono ancora, altri tengono gli occhi aperti. Chi non dorme all’interno di quegli insiemi, sembra felice. Ad un tratto si sente un rumore assordante. Un suono che riecheggia nella mente per molti istanti. Mi giro a guardare. Una clessidra è scoppiata. Il vetro è in frantumi, e la sabbia avvolge una figura ormai immobile. Il suo tempo è esaurito. Ed egli era solo. July 22 AbitudineUn grappolo ricco di fiori colorati. Un albero. Un immenso prato cosparso di boccioli variopinti, tutti diversi tra loro. Da ogni arbusto emergono corolle di diversa specie. Un forte vento incessante investe questo spettacolo. Un vento che da sempre tenta di far volare più esemplari possibili. Un vento forte e nobile, il cui unico scopo è quello di far provare l'ebbrezza del volo. Solo i più fortunati, i più favoriti o i più capaci potranno spiccare il volo, ascendendo velocemente verso il cielo. Ecco che una primula violacea sta per staccasi dal suo gambo, pronta alla grande svolta. Inizia a fluttuare quasi danzando, ed il suo moto è diretto dalla melodia di quell'imperiosa raffica. Sale sempre più su, verso le fresche nubi bianche. Non riesce a scorgere molti fiori volanti come lei, quando ad un tratto si congiunge con una margherita, anch'essa complice di quella rara esperienza. Insieme si abbracciano, si uniscono e volteggiano leggiadri, consapevoli dell'unicità di quell'evento. Da lontano scorgono un ingente temporale. Perchè, si chiedono, altre coppie di fiori volanti, si dirigono volontariamente verso quel cataclisma che segnerebbe la loro fine? E perchè sembrano essere rassegnati senza provare a cambiar direzione? Pochi sono i fiori destinati a volare, perchè quindi dilapidare quella fortuna?
Abitudine. July 20 Materia, Big Bang ed antimateriaCosa si intende per materia? Ai giorni nostri è ormai diffusa e quasi scontata la struttura della materia, composta da atomi uniti tra loro. Grazie ai mezzi scientifici a nostra disposizione, ed agli esperimenti eseguiti in laboratorio negli ultimi secoli, si è capito di cosa siamo fatti noi e l'universo che ci circonda. Ma quando nasce il concetto di materia? Com'era intesa nei tempi antichi? La concezione più antica di materia, raggruppava l'insieme delle sostanze naturali ed artificiali. Col materialismo atomistico di Democrito si fanno passi da gigante (seppur solo in campo teorico, senza riscontri empirici): egli sosteneva intuitivamente che la materia è composta da particelle omogenee ed indivisibili che differiscono tra loro per l'aspetto e la posizione reciproca. Queste sono le basi della moderna teoria atomica, la quale descrive le proprietà fisiche degli atomi. Più tardi, secondo Platone, la materia non viene creata, ma è plasmata dal Demiurgo, l’ ”artigiano” del cosmo. Questa concezione della materia è la prima che si accosta alla legge della conservazione della massa di Lavoisier, formulata alla fine del diciottesimo secolo, il quale sostiene che la massa non si crea né si distrugge, ma si conserva. Per Aristotele la materia è la possibilità di ricevere la forma, e distingue un individuo dagli altri del medesimo genere. Epicuro , in età alessandrina, spiegò l’universo mediante tre componenti: la materia, il vuoto ed il movimento. Questi tre concetti sono i pilastri della moderna fisica newtoniana. La potente ragione umana quindi, riuscì ad avvicinarsi intuitivamente a quelle che oggi sono certezze. Il ragionamento filosofico è stato alla base di quello scientifico. Ma da dove arriva tutta questa materia? L’universo esiste da sempre o possiamo individuare un punto di inizio? Ci sarà un istante in cui l’universo finirà? La teoria più diffusa e più nota riguardo le origini della materia è quella del Big bang. Essa presuppone che originariamente l’universo aveva una temperatura ed una densità pressocchè infinite (si stima che tale temperatura, misurata in gradi Kelvin, si aggirasse intorno ad un numero con trenta zeri). La forza gravitazionale, era cosi intensa, che dalle onde del campo gravitazionale, si materializzarono le prime particelle. Le forza fondamentali erano ancora unite tra loro. Ad un certo istante, chiamato singolarità, l’universo cominciò ad espandersi in poche frazioni di secondo, e tutt’ora è in corso tale processo (che dura da circa 15-20 miliardi di anni). Si prevede quindi che col passare del tempo, l’universo si raffredderà sempre più, mentre aumenteranno le sue dimensioni. Secondo Hubble, L’espansione dell’universo è rallentata dalla forza gravitazionale presente nell’universo, e favorita dalla cosiddetta energia oscura, dotata di una pressione negativa, ma non visibile né riscontrabile. Ci sarà un istante in cui questo processo di espansione si invertirà? E se dopo questa inversione, si tornasse al punto di partenza, poi ci sarebbe un nuovo inizio? Ed ancora, il nostro universo è l’unico esistente? In molti si chiedono cosa sia l’antimateria. Il concetto di antimateria è molto semplice: come la materia è composta da protoni, neutroni ed elettroni (che a loro volta sono composti da 6 diversi tipi o “sapori di quark) l’antimateria è costituita da antielettroni, antineutroni ed antiprotoni (anch’essi costituiti da 6 diversi tipi di antiquark). Materia ed antimateria sono identiche, ma differiscono tra loro per carica. Quindi se un elettrone ha carica negativa, un antielettrone avrà carica positiva, e cosi via per tutte le altre particelle. Si pensa che nei primissimi istanti del Big bang, materia ed antimateria dovessero essere in equilibrio perfetto, ovvero in quantità esattamente uguali. Questo equilibrio iniziale, si sarebbe rotto durante i primi processi di decadimento (ovvero quei processi tramite i quali i nuclei degli atomi instabili emettono particelle subatomiche per raggiungere la stabilità), durante i quali la materia prevalse sull’antimateria, formando l’universo da noi conosciuto attualmente. Il problema legato all’antimateria è che non c’è traccia di essa. Per pochi secondi l’antimateria può essere sintetizzata in laboratorio. E’ possibile che nell’universo esistano ammassi di antimateria? Potrebbe esistere un “mondo alla rovescia” costituito da antimateria? Quello che è certo è che se una particella di materia ed una di antimateria si scontrano tra loro, annichiliscono e liberano una grande quantità di energia. Ciò potrebbe essere utile all’uomo per produrre energia? O tale scontro potrebbe portare alla fine dell’universo? Quesiti che scopriremo solo avendo fiducia nel progresso scientifico, ma che potrebbero segnare una svolta per la nostra razza. Ad esempio potremmo esplorare l’universo o scoprire nuovi mondi. Piccola curiosità: attualmente abbiamo individuato solamente il 10% della materia che deve esistere nell’universo. Il restante 90% viene chiamato massa mancante o materia oscura. In determinati punti dell’universo, sappiamo che c’è massa perché riusciamo a vedere i suoi effetti gravitazionali, ma tale massa non emette alcuna radiazione elettromagnetica, con conseguente mancanza di luce. Per spiegare tali fenomeni, si sono formulate le ipotesi dei buchi neri, delle nane bianche e delle nane brune. Avete le idee un po’ più chiare adesso? |
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